29 aprile 2008

Addio Tocai.... Benvenuto "Friulano"!

E’ con la vendemmia del 2007 che è stato inaugurato il nuovo nome: "Friulano", (che poi corrisponde al nome dato al vitigno nel Registro nazionale delle varietà di vite).

La Corte europea di giustizia del Lussemburgo ha decretato, senza possibilità di revoca (i produttori friulani si erano già appellati nella speranza che venisse bloccato l’accordo tra la Comunità europea e l'Ungheria del ’93) che dal 1 aprile 2007 non è più possibile utilizzare la denominazione "Tocai friulano" per i vini italiani ottenuti da questo vitigno simbolo della terra friulana.

Inizialmente si era ipotizzato di poter utilizzare in Italia in etichetta il nome "Tocai Friulano", ma non sarebbe controproducente anche per i produttori che si vedrebbero costretti a una doppia etichettatura con maggiori costi e incertezza sull’immagine?

A titolo di esempio l’etichetta di una delle case storiche Friulane: Mario Schiopetto, a confronto con quella dell'annata precedente - Tocai Friulano 2006 - da me recensita poco tempo fà.

27 aprile 2008

Sergio Mottura - Visita all'Azienda

Sabato ore 18:30.
Dopo aver attraversato l’alta Tuscia partendo dall’uscita autostradale di Attigliano, entriamo passando dalle strette e antiche mura medievali nel centro cittadino di Civitella d’Agliano (Orte) per l’appuntamento preso per visitare l’Azienda vinicola Sergio Mottura.

Ed ecco subito la prima graditissima sorpresa.
Ad accoglierci presso La Tana dell'Istrice c’è il Sig. Sergio Mottura, che ci accompagna di persona con la sua vecchia Polo a visitare le sue vigne.
Ammiriamo lo splendido panorama della Valle del Tevere nel quale si estendono i 130 ettari della tenuta Mottura dei quali 40 vitati principalmente a Grechetto, il vino con il quale il Sig. Mottura è divenuto famoso nel Mondo (esporta il 60% della produzione).
Scendiamo dall’auto e ci inoltriamo nei vigneti dove il Sig. Mottura comincia con le sue spiegazioni su come effettua le coltivazioni biologiche delle sue uve.Nessuna descrizione è superflua: ci illustra tutti gli aspetti…gli innesti, le tipologie di coltivazione ele loro peculiarità, come riconoscere i vitigni.
Anche le erbacce, tipiche della coltivazione biologica e i sarmenti aiutano l’apporto di azoto alla pianta.
Di fronte a tanta competenza e facilità di trasmetterla anche i non appassionati non possono rimanere insensibili.

Il Sig. Mottura ci apre quindi le sue cantine: di li a 2 giorni sarà imbottigliato lo Spumante.

Abbiamo la fortuna di poter vedere la vivacità dei lieviti pronti per essere imbottigliati nello Chardonnay vendemmiato il 31/7 dello scorso anno che assaggiamo “direttamente dalla cisterna al bicchiere".

Perfetto al naso ma con una fortissima acidità in bocca che sarà mitigata dai lieviti durante la maturazione.
Al tramonto ci aspetta una prima degustazione con pizza e formaggi accompagnati dai grechetti base e quindi le cantine di invecchiamento.

In queste suggestive cantine di tufo, le zone più in superficie sono occupate dalle barrique, mentre le zone più in profondità - scendono per circa venti metri - ospitano migliaia di bottiglie di spumante metodo champenoise. Ci vorranno 6 anni di attesa prima di passare al remuage e quindi all’imbottigliamento finale.
Ulteriore prova di cortesia è il tempo messo a mia disposizione al termine della visita per scattare le foto nelle cantine in attesa della cena ispirata alla gastronomia delle regioni confinanti, Toscana, Umbria e Lazio.

Apriamo con il bel Grechetto Poggio della Costa 2006 per accompagnare un buon minestrone.
A seguire l'ottimo Civitella Latour 2005 più adatto ad un ottima carbonara . Con l’agnello e il tacchino accompagnati da patate arrosto e scafata (fave e carciofi) beviamo prima il Magone 2006 e quindi Nenfro 2005.
Per chiudere poi con un eccezionale Muffo 2005, un grechetto muffato, ad accompagnare formaggi e composta di pere cotogne. Pienamente soddisfatti e sorpresi dalla piacevolissima giornata, non troviamo un aspetto che non sia stato curato o qualcosa che non sia andato come avrebbe dovuto: ASPETTATIVE PIU’ CHE SUPERATE!
Breve e concisa descrizione di alcuni degli ottimi vini bevuti e poi acquistati presso l’azienda:

Latour 2005 – Grechetto 100% Paglierino brillante. Al naso esprime intenso e raffinati con note di melone, pera e burro e vaniglia. In bocca buona corrispondenza con il naso, equilibrato e persistente.

Magone 2004 – (Pinot Nero 100%) Rubino, abbastanza trasparente. Aromi intensi, puliti; note di ciliegia e cannella. In bocca buona corrispondenza con il naso. Il finale è abbastanza persistente con ricordi di ciliegia.

Muffo 2005 – (Grechetto 100% attaccato dalla Botrytis Cinerea) Ambra brillante. Intenso e raffinato, con note di miele, albicocca secca, dattero, mandorla e vaniglia. In bocca caldo e morbido, è equilibrato e ha una buona persistenza con ricordi di albicocca secca e miele.

Nenfro 2005 - (Merlot 60%-Montepulciano Ab. 40%) Rubino brillante. Al naso intenso con note di amarene sottospirito e ribes nero, seguite da aromi terziari di vaniglia, tabacco e cioccolato. In bocca tannini giovani ma ben equilibrati, buona corrispondenza con il naso, caldo e morbido, con note di liquirizia finali. Persistente.

23 aprile 2008

A.A. Valle Isarco Bianco DOC - Praepositus Kerner 2006 - Abbazia di Novacella

Vitigno: Kerner 100%
Titolo Alcol.: 14% - (€13,50)
Giudizio:

Pregevole.
Tirando le somme mi viene da attribuirgli quest’aggettivo anche tenendo in considerazione il rapporto qualità prezzo della bottiglia.

Dal colore paglierino luminosissimo, quasi brillante, il Kerner è ottenuto dall’incrocio dell’uva a bacca rossa Schiava e dell’uva a bacca bianca Riesling renano.

Le similitudini con il Riesling emergono subito in bocca con le percettibili note minerali, anche se prevalgono nettamente i complessi sentori di pesca, frutta tropicale, fiori bianchi, aromi di spezie ed erbe.

Al palato è caldo, decisamente sapido e fresco con una prolungata persistenza che lascia una traccia minerale a richiamare le note olfattive.

Perfettamente equilibrato ed armonico, può evolvere 3/4 anni.

http://www.kloster-neustift.it/home_it.htm

20 aprile 2008

Sicilia Igt - Don Antonio Nero d'Avola 2004 - Morgante

Vitigni: Nero d'Avola 100%
Titolo Alcol.: 14% - (14€)
Giudizio:


Non avevo mai bevuto prima il Nero d'Avola di Morgante. Sono partito dal loro top.

Dal colore rubino, con sfumature granato, compatto e profondo.
Al naso, esprime aromi fruttanti eleganti che si aprono con note di ciliegia, amarena, prugna, seguite da note floreali di viola e ciclamino per chiudersi con sentori di liquirizia, tabacco e vaniglia dovute in parte all’affinamento in legno. Uno spettro olfattivo decisamente ampio.

Buona la corrispondenza con con le sensazioni gustative, si percepiscono nel finale di un vino morbido e lungo note di cacao, spezie, liquirizia e frutta matura.

E’ un vino giovane, non ancora totalmente espresso ma nonostante ciò, decisamente valido.
Don Antonio matura per 12 mesi in barrique a cui seguono 7-8 mesi di affinamento in bottiglia.
E’ consigliato su piatti di carne rossa arrosto, brasati e stufati di carne, selvaggina, formaggi stagionati importanti.


http://www.morgantevini.it/

19 aprile 2008

DOCG Nobile di Montepulciano Bossona Riserva 2003 – Agricola DEI

Uve: Prugnolo Gentile 100%
Titolo Alcol.: 13° - (25€)
Giudizio:

Come ogni martedì, anche il 6 aprile, gli AIS Guys (Principessa Shyraz, Er Bollicina, Zum Whol, Wine-not, Mon Cherì e il sottoscritto) si sono riuniti per degustare alla cieca alcuni vini e fare pratica in previsione dell’esame finale… siamo al I° anno di corso, ma chi ben comincia, si sà, è a metà dell’opera…
Era la serata rossi e prima del secondo all’interno della carta argentata avevamo questo 4 Grappoli AIS 2000 Vini del 2008.

E’un vino dal colore rubino, limpido, decisamente consistente. Al naso intenso con ampi profumi fruttati di ciliegie, amarene, confetture, con aromi di spezie e note balsamiche e minerali.

Presenta al gusto carattere di finezza, una complessa struttura, è elegante ed equilibrato. E' giustamente tannico, ancora un po’ da affinare, ma comunque morbido e vellutato nel finale.

Se si riesce a vincere l'impazienza, è ancora da chiudere IMO per un po' in cantina, perché nonostante sia già qualitativamente ottimo, fra un altro paio d’anni saprà ripagare ancora al meglio l’attesa.
Intanto noi AIS GUYS ringraziamo Claudia e soprattutto il marito Fabrizio alla cui cantina è stato sottratto…non senza un po' di resistenza da parte sua.

Il suo abbinamento ideale è ovviamente per restare anche in regione con le carni rosse saporite e con i formaggi stagionati.

Dal sito della DEI si rileva che la vinificazione avviene per pigiatura soffice, con fermentazione in acciaio inox a temperatura controllata di 26-28° C e una macerazione 28 giorni. La maturazione è di 24 mesi in botti di rovere di slavonia da 33 e tonneaux da 7,5 Hl, cui seguono 12 mesi di affinamento in bottiglia.

L’azienda Dei Maria Caterina è stata fondata nel 1985 ed è ubicata nel cuore paesaggistico di Montepulciano. Produce oltre all’ottimo Nobile bevuto, una grappa dalle vinacce dello stesso Nobile e olio di oliva.
www.cantinedei.com

12 aprile 2008

Altre interviste con viticultori delle Langhe

E se avete altro tempo a disposizione... non lasciatevi sfuggire oltre a quello presente nel post 30' con Elio Altare, questi altri due link:

- Roberto Voerzio: http://www.altissimoceto.it/2008/04/11/az-agr-roberto-voerzio-la-morra-cn/
- Vigna Rionda/Massolino: http://www.altissimoceto.it/2008/02/01/az-agr-vigna-rionda-massolino-serralunga-dalba-cn/

Complimenti a EnoCentrico per il lavoro....

30' con Elio Altare

Questa volta non centro nulla, non è mia la degustazione, ne la recenzione, ma riporto un incredibile intervista fatta ad Elio Altare, definito da molti un “rivoluzionario” nel mondo del Barolo.

Prendetevi una mezzoretta... si parla di Barolo, Guide, Consulenti, Tradizione ed Innovazione, è un fiume in piena, ed è un incredibile esperienza ascoltare le sue parole... anche se non su tutto si può esser concordi...

L'intervista è stata fatta dal Sommelier EnoCentrico, alias Ivano Antonini:

Questo invece il sito di Elio Altare: http://www.elioaltare.com/entra.asp

11 aprile 2008

Rosso d'annata

Giallo d’esordio con un tema di assoluta attualità.

Francesca Ventura, è un artista poliedrica (attrice di cinema, teatro e televisione, sceneggiatrice e insegnante di recitazione dalle molteplici esperienze artistiche, avendo lavorato con Arnoldo Foà e Vittorio Gassmann, con Alberto Sordi e Carlo Verdone, eppure spesso ricordata come la brutta e goffa Tisini de I ragazzi della 3 C).
Oggi vive a Viterbo e debutta come scrittrice pubblicando il libro Rosso d'annata.

Recensione apparsa su thrillermagazine.it
GIALLO - Sovera Edizioni - 2007 - pagine 188 - prezzo 16,00 euro - giudizio: buono
di Federica Marchetti - 13 dicembre 2007

Francesca Ventura debutta come scrittrice con un libro che formalmente è un giallo. Ma che in realtà è molto di più.
Le due caratteristiche che fanno, subito, del romanzo un libro perfetto sono la dignitosa corporatura (sotto le duecento pagine) e l’impianto del giallo classico. Con un linguaggio scorrevole, limpido e accattivante, la storia intreccia due mondi che l’autrice conosce bene: il mondo del cinema (il protagonista è uno sceneggiatore) e quello dell’enologia (tra le altre cose, la Ventura è anche sommelier) in cui i soldi sono il motore che mette in moto sentimenti e avvenimenti.

La trama è apparentemente semplice.
A Soria, un paesino toscano (creato ad arte per il romanzo) dove non accade mai nulla e dove, appunto, i Carabinieri sono annoiati dalla routine, Vitaliano Silliro, uno sceneggiatore un po’ troppo dipendente dal vino e dal “fumo”, è subito vittima di un attentato alla sua vita e al furto della sua ultima sceneggiatura (la storia di una serata trascorsa in enoteca poi finita male). Comincia così l’indagine dell’irresistibile maresciallo capo Dante Mezzetti (bello come Marlon Brando) e della sua squadra (altrettanto irresistibile) che segue ogni sua pista e lo incalza con suggerimenti e piena collaborazione.

Tra enologi, viticoltori, collezionisti, cultori, bevitori e curiosi, il romanzo si popola di personaggi ambigui e poco disponibili. Nel corso delle pagine, che scorrono come un fiume in piena, lo sceneggiatore è sempre più confuso (ha deciso di smettere di bere e l’astinenza si rivela anche peggiore delle sbornie) mentre il maresciallo è impegnato a rintracciare il bandolo della matassa che gira e rigira su se stesso senza esclusioni di colpi. Trovare la soluzione non sarà semplice ma nemmeno impossibile.

I protagonisti di Rosso d’annata sono gli uomini sono anche se circondati da una schiera di co-protagoniste donne che non appaiono solo come décor della storia ma che muovono i fili come e meglio dei loro comprimari. Le battute tra l’appuntato Rossi e il brigadiere Allegroni sono, forse, la parentesi più divertente (e teatrale) del romanzo. Tra le righe si percepisce l’esperienza dell’autrice, fatta di battute, rimandi e di tutto un mondo conosciuto (quello dell’arte della recitazione) che qui ha saputo riciclare e adattare all’universo della letteratura aprendosi ad una nuova esperienza artistica.

9 aprile 2008

Premi dal Comitato Grani Cru d'Italia

La rivista inglese Decanter è stata votata a Verona dal Comitato Grandi Cru d'Italia (un associazione dei migliori produttori di vino italiani) come Miglior Magazine Internazionale sul vino, battendo altri competitor mensili quali l’americano Wine Enthusiast, il francese La Revue du Vin e lo spagnolo El Mundo Vino.

Decanter pubblica anche un sito web.

Altri premi della manifestazione:

- Migliore giornalista straniero - Steven Spurrier di Decanter
- Migliore giornalista italiano - Ernesto Gentili della Guida dell’Espresso
- Migliore guida italiana dell’anno - Duemilavini
- Migliore giovane giornalista italiano - Eleonora Guerini del Gambero Rosso
- Migliore giovane straniero dell’anno - Monica Larner di Wine Enthusiast

Ironia della sorte i premi sono stati consegnati da Piero Antinori e Vittorio Frescobaldi al Vinitaly… certo in questo clima di Brunello SI, Brunello NO… con i loro nomi tirati in causa ... non proprio il massimo.

8 aprile 2008

L' antica tradizione del Nebbiolo nelle Langhe: Marchesi di Barolo

Questo il titolo della degustazione effettuata presso il Parco dei Principi di Roma il 28/2 con i Sig.ri Ernesto e Annamaria Abbona, titolari dell’azienda, affiancati da Armando Castagno e dalla sua incredibile conoscenza del mondo del nebbiolo.

Verticale “a ritroso”: non sempre possibile. La discriminante è l’aggressività dei vini giovani che se eccessiva impedisce il loro assaggio per primi, in quanto rischierebbe di coprire i vini più anziani. I vini di Marchesi di Barolo sono vini delicati, complessi ma non aggressivi anche da giovani ed è quindi possibile effettuare una verticale a ritroso nel tempo.

La storia dell’azienda Marchesi di Barolo:

Fu fondata nel 1861 dall’ultimo Marchese di Barolo, Carlo Tancredi Falletti sposo dell’ereditiera francese Giulia Colbert di Maulevrier, discendente dal ministro francese Colbert, che portò in dote la vigna, le conoscenze della viticoltura, di come costruire una cantina interrata per migliorare la fermentazione del vino (solitamente tardivo e che necessitava quindi di un ambiente chiuso e non aperto al freddo per completarsi).

Senza eredi, vigneti e marchio furono acquistati dalla famiglia Abbona nel 1929 ed il Cavalier Abbona, ha contribuito per tutto il secolo a far crescere l’azienda, a far conoscere il Barolo nelle più importanti esposizioni mondiali, e a fare del Barolo e di Barolo un luogo leggendario.

Oggi la Marchesi di Barolo è condotta saldamente da Ernesto ed Anna Abbona affiancati dagli enologi Roberto Vezza e Flavio Finocchio dal 1977 riuscendo così ad ottenere una continuità in termini di stile e di qualità per i propri vini.

Ha raggiunto una superficie vitata, di proprietà, di oltre 40 ettari di proprietà, di cui ben 32 a Nebbiolo da Barolo, collocati principalmente nei due cru:

  • Cannubi (11 ettari) = una delle vigne più importanti e antiche d’Italia, è stata ritrovata una bottiglia con un etichetta datata 1752 a nome Connubi. Collinetta oblunga più o meno cento area di Barolo. Ha caratteri particolari anche per la presenza di maggiore sabbia rispetto altre aree. Vigna piuttosto calda, perfettamente esposta, quindi anche in annate fredde (soprattutto in passato) il Barolo Connubi maturava sempre ed era una garanzia. La vigna è esposta ad EST, non soffre le botte di calore che potrebbe avere Sorì (che in dialetto delle Langhe significa “esposta a mezzogiorno”).
  • Sarmassa (3 ettari) = Appendice di un gruppo di vigne straordinario, al confine fra La Morra e Barolo. Caratteri: notevole sviluppo verticale della vigna, quindi vini molto diversi a soli 150mt di distanza. Impossibile da bere se non conosci Barolo; non è accogliente, un po’ scontroso, bisogna essere competenti per apprezzarlo.

Nel 2007 la produzione ha raggiunto circa 1.800.000 bottiglie il cui sbocco principale sul mercato (oltre 80%) è stato il canale horeca (hotel, ristoranti, enoteche, catering); il resto sugli scaffali della GDO, e all’estero in prevalenza verso gli USA.

Sarmassa 2003
Colore trasparente, buona tenuta con riflessi rubino, unghia scarica.
Al naso decisamente positivo per un 2003, un annata decisamente calda vissuta con ansia ma determinazione (Secondo Aldo Castagno, Sarmassa 2003, uno dei migliori 2003 assaggiati). Decisamente complesso: profumi balsamici molto forti, erbe, ciliegia (appena sottospirito), leggere note speziate, rosa canina. In bocca tannini forti e astringenti con un acido in aspettabile per l’annata, persistente e con una voce alcolica possente. Scie minerali e speziate.

Sarmassa 2001
2001 fu un annata eccezionale, una delle migliori degli ultimi vent’anni.
L’esame visivo rivela un colore granato, limpido.
Intenso e complesso al naso. Tantissimi cenni di un intero repertorio che il Barolo dovrebbe proporre: viola, spezie, cenere/brace (DNA di un grande Barolo), note minerali, cannella, cioccolato nero. Grandissimo al naso.
Al gusto subito la liquirizia, sembra di masticarla, poi piano piano il vino si espande in bocca. Equilibrato con tannini e alcol perfetti. Poche note di legno e vaniglia nonostante la barrique: non utilizzata per modificare vino. Ottimo

Sarmassa 1999
Annata molto positiva, soprattutto sul versante della Sarmassa.
Granato, limpido, con unghia leggermente scarica. Ha colore non evoluto ma molto brillante e luminoso.
Esame olfattivo risulta intenso e complesso ma ancora chiuso. Più caratteriale, più difficile dei precedenti (tipico dei grandi vini: si chiudono per poi riaprirsi). Componenti di frutta matura, prugna, cuoio, noce moscata.
Al gusto è morbido, più sapido con note di curry e spezie orientali. Persistente.
Ha ancora tanti anni davanti.

Marchesi di Barolo RISERVA 1997
RISERVA: sono le migliori uve scelte dalle diverse vigne. Selezionate da vigneti con particolare acidità che non esprimono armonia i primi anni, vengono affinati nei legni di grandi dimensioni (180 ettolitri), per ammorbidirli con il tempo.
Annata calda con vendemmia anticipata ma anche con fioritura anticipata, quindi con durata temporale totale uguale e positiva nel complesso.
Limpido, di colore granato scarico e abbastanza consistente; trasparente, tipico delle annate calde. Al naso intenso, complesso, con sorta di balsamo che sale con il calore, viola, arancia, amarena, tamarindo e nota minerale ferrosa.
Alcolico in bocca con tannini morbidi. “Stranamente” più acido e fresco dei Barolo più giovani.

Marchesi di Barolo RISERVA 1982
Una delle 5/6 annate storiche del secolo.
Abbastanza limpido, non ha avuto nessun cedimento di colore, presenta un cuore granato con riflessi aranciati.
Ha un tono minerale ruggine, con note di funghi secchi, salmastre di laguna (tipico del comune di Barolo; cominciano dopo 20 anni).
Acido, bellissima freschezza. In bocca una nota incredibile di buccia di pesca. Classe impressionante. Persistenza incredibile dopo 26 anni. Fantastico.

Marchesi di Barolo RISERVA 1967
Anno buono ma non eccezionale, ’61 e ’64 migliori.
Granato/Aranciato. Molto scarico. Limpido e trasparente con riflessi dell’unghia petrolio.
Intenso e complesso. Sentori minerali e di idrocarburi. Integro e con incredibili note di frutta bianca, note di the, pera, corteccia.
In bocca freschezza incredibile ed un acido quasi da bianco altoatesino. Persistente.

Marchesi di Barolo RISERVA 1957
In commercio nel ’57. Fece 3 anni in botte grande e 3 anni in vetro-cemento.
Color granato scuro. Al naso grande coesione olfattiva. Frutta scura, fichi, confettura, lucido, vinile, terriccio, asfalto caldo.
In bocca risulta fresco e balsamico con una nota che ricorda gli amari italiani e notevole persistenza.
Incredibilmente ha ancora anni da invecchiare.

Stillato 2006 - Principe Pallavicini

UVE : Malvasia del Lazio 100% detta anche Malvasia Puntinata
Titolo Alcol.: 14% - ( € 14,00)
Giudizio:

Passito di sola e pregiata Malvasia Puntinata, limpido e di colore ambrato all’esame visivo; consistente. Dal complesso bouquet, al naso intenso e ampio di eccellente qualità. Subito avvolgono i profumi fruttati di agrumi, aromi di buccia di mandarino, scorza di arance e frutta secca in genere fra cui spiccano fichi e albicocca, con l’eccellente contorno dei tocchi iodati e minerali e di note vanigliose.

Splendida corrispondenza al gusto con l’esame olfattivo. Un vino morbido e caldo la cui dolcezza è ben stemperata dall'acidità e dal retrogusto di mandorla amara. Il lungo finale rimanda alla frutta secca.

Ottimo per abbinamenti con la pasticceria secca, i dolci a base di crema e ricotta.


Viene vendemmiato manualmente da vitigni di 25 anni, locati nelle colline vulcaniche a Sud di Roma, a fine ottobre, dopo un primo appassimento dell’uva in pianta per circa 20 giorni. Vinificato in barrique per il 25%, seguono 5 mesi di affinamento in bottiglia.

http://www.vinipallavicini.com/ - 5 Grappoli AIS 2000 vini 2008

Le Tenute Principe Pallavicini sono presenti nelle zone più vocate alla viticoltura nel Lazio: dalla storica Tenuta di Colonna, dove hanno sede il Centro Aziendale, le Cantine e le grotte di invecchiamento, alla Tenuta di Cerveteri, un terroir dal grande avvenire per la produzione di vini rossi pregiati. La natura dei terreni, un clima ideale, tecniche colturali attente e rispettose della biologia della vite, sommate alla passione delle persone che vi operano, hanno fatto sì che i vini Principe Pallavicini si pongano, oggi, in una posizione di avanguardia in una regione dal grande futuro enologico.

Barolo 1964 - Marchesi di Barolo

Sabato ero nella cantina di mio padre (io non ce l’ho purtroppo…) a riporre, per le mie future bevute, tre nuovi acquisti (Grattamacco 2004, Le Pergole Torte 2004 e Montepulciano Valentini 2001) quando mentre mi aggiravo fra le sue bottiglie nell’area "vecchie e ormai da buttare", ho trovato un Marchesi di Barolo del '64.

Troppe bottiglie sono andate sprecate in questa parte della cantina, con tappi ammuffiti, vino evaporato o divenuto viscoso, ma questa, a differenza delle altre non presentava queste caratteristiche negative, anzi lasciava pensare potesse avere al suo interno ancora un interessantissimo Barolo vinificato quasi mezzo secolo fà.

Ho chiesto il permesso ovviamente, e l'ho fatta mia.

Ieri in mattinata con le dovute attenzioni, dopo averla pulita delicatamente, con altrettanta attenzione l’ho stappata e versata in un decanter e, primo segnale positivo, quasi nessun residuo si è fermato nel passino utile invece a bloccare il sughero del tappo che aveva ceduto nell’apertura cadendo nella bottiglia.

Ieri sera, con i miei amici, gli AIS GUYS del I° corso da Sommelier della delegazione di Fiumicino, l’abbiamo degustato.

Colore granato scuro, che nonostante l’età non ha dato particolari segni di cedimento, con leggera unghia aranciata.
Al naso complesso, con i tipici profumi terziari prevalenti, dalle note salmastre, alla terra bagnata, l’humus, le note di the, liquirizia, fichi caramellati, la mou.


Al gusto è risultato secco, caldo e morbido, un Barolo abbastanza fresco ed equilibrato con retrogusto balsamico a ricordare i tipici amari Italiani. Incredibilmente ancora integro e persistente per avere 44 anni.

6 aprile 2008

IGT Bianco - Jermann - Vintage Tunina 2005

Uve: Sauvignon Blanc, Chardonnay, Ribolla Gialla, Malvasia Istriana e Picolit
(Come dice Giacomo Tachis "le % sono per le ricette farmaceutiche")
Titolo Alcolometrico: 13,5% - (33€)
Giudizio:


A Farra d'Isonzo (Gorizia) nascono i celebri vini di Jermann. Hanno tutti come unico comune denominatore la qualità.
Vintage Tunina. Chi, fra gli appassionati di vino, non ha mai sentito parlare o apprezzato questo celebre bianco? Io fino ad oggi la seconda delle domande.


Quindi oggi, dopo una gita a Villa Adriana, perché pur essendo di Roma – e me ne vergogno - mai prima d’ora avevo visitato un capolavoro d’arte del genere a soli 30km dalla mia città, sono stato a pranzo al ristorante Tenuta di Rocca Bruna dove ho scelto per accompagnare il pranzo l’eccezionale vino sopracitato, il Vintage Tunina 2005.

E’ un blend di vitigni (Internazionali: Chardonnay e Sauvignon Blanc + le uve della regione Friuli: Ribolla Gialla, Malvasia Istriana e il Picolit) esempio di come un grande bianco possa nascere fermentando in semplici vasche d'acciaio, senza il ricorso necessario alle barrique.

Profumo elegante, di grande impatto e complessità, si aprono immediatamente note floreali di fiori bianchi e fruttati (pesca, ananas, susina). Lasciandolo ossigenare rivela sentori balsamici e di frutta secca.
Al gusto è ben equilibrato, molto morbido ed estremamente fresco con finale persistente. Non posso che condividere i 5 grappoli assegnati dalla guida AIS Duemila Vini 2008.

L’abbiamo abbinato a un pranzo a base di pesce ma per la “corposità” del vino ritengo sia possibile accompagnarci anche piatti di carne bianca. E’ consigliato di servire a 12-14°C, aprirendo la bottiglia qualche minuto prima del consumo.

Brunello SI... Brunello ...NO, proseguono le indagini

Articolo Corriere Firentino secondo cui l'esposto che ha dato il via all'indagine sarebbe partito da un produttore di Brunello "purista".
Cinzano (Presidente del Consorzio per la tutela del Brunello di Montalcino): «Se fosse vero non so cosa passa per la testa di questo produttore»

Articolo Corriere della Sera per il quale le aziende produttici coinvolte sono 13, 20 gli indagati; creato un vino diverso per avvicinarsi ai gusti Usa.

Fa scalpore anche oltre oceano ovviamente la notizia:
Winespectator rivela che le autorità italiane hanno bloccato la produzione 2003 dei più grandi produttori della regione.

Condivisibile al 100% il contenuto dell'articolo di Asimov in The Pour dove afferma che i Brunello sono fantastici proprio perchè come p.e. per quelli di Biondi Santi ci vogliono 10 anni affinchè siano pronti, smussino i loro angoli eccessivi appena rilasciati sul mercato, ma poi non cedono di un millimetro ed una volta bevuti sono indimentiabili.
Ed è una vergogna - anche a mio avviso - che per soddisfare una domanda di Brunello "al cioccolato" da parte del mercato si vada contro i disciplinari.

Così come è vermente poco "apprezzabile" la dichiarazione di EzioRivella (già ex-Delegato Banfi) che dopo aver proposto di modificare il disciplinare del Barolo per permettere di potervi inserire lo Shyraz (?!?) ora afferma che il problema Brunello è stato deteminato da “questioni interpretative sull’applicazione dei disciplinari di produzione di questo vino, che sono troppo rigidi. Nessuna delle grandi appellation bordolesi, e francesi in genere, prevede percentuali esatte di vitigni da impiegare, tempi di permanenza in legno e in bottiglia sigillata ed altre questioni che nulla hanno a che fare con il risultato qualitativo della produzione”.“Importante è controllare la qualità e l’origine, il resto è affidato alla sensibilità dei produttori. Potremmo fare a meno di complicarci la vita”.

Bene dico io, ma dirlo prima che qualcuno fosse preso con le mani nella marmellata non era meglio? Farsi avanti per farlo cambiare il disciplinare, anzichè aspettare che alcuni produttori lo "frodassero" alle spalle di altri produttori e dei consumatori?

5 aprile 2008

DOCG - Avignonesi - Vino Nobile di Montepulciano 2004

Uve: 85% Prugnolo Gentile, 10% Canaiolo Nero, 5% Mammolo
Gradazione alcolica: 13% - (16€)
Giudizio:

Bellissimo colore rosso granato con unghia leggermente scarica, al naso molto intenso e complesso con profumo iniziale di amarene, prugne secche e vaniglia con sentori di frutti di bosco.
Se lasciato a ossigenare sviluppa piacevoli profumi speziati, di tabacco, cuoio e liquirizia.
Al palato è pieno, armonico, ricco di tannini nobili, ben bilanciato e corrispondente al naso e con una discreta persistenza con ricordi di amarena e prugna.

E’ un vino che matura in botti di legno per 18 mesi a cui fanno seguito ulteriori 9 mesi di affinamento in bottiglia. La sua temperatura di servizio ottimale è di 18° e gli abbinamenti ideali sono con le carni arrosto, la selvaggina, gli stufati ed i formaggi stagionati.

http://www.avignonesi.it/ita-aziende.htm

3 aprile 2008

Brunello SI... Brunello ...NO...

Mentre il ministro per le Politiche Agricole Paolo De Castro, a margine dell'inaugurazione del Vinitaly, getta acqua sul fuoco sul “caso Brunello di Montalcino” affermando che si tratta di “problematiche di tipo amministrativo” in quanto legate al “rispetto del disciplinare di produzione”, l’Espresso esce in edicola con l’articolo di Emiliano Fittipaldi, Nel Brunello c'è il tranello, facendo risaltare il “tarocco” made in Italy…

Dopo il passito, il chianti classico, l’olio d’oliva, ecco uno dei masterpiece della viticoltura italiana sotto accusa. Il Brunello di Montalcino.

Nonostante le affermazioni di De Castro e le prime indiscrezioni che vedevano coinvolte 3 aziende per un per 17 ettari fuori norma (l’1% dei vigneti coltivati a Brunello, dall’Espresso sembra invece emergere una realtà ben più rilevante tale per cui circa il 30% del vino prodotto nel 2003 rischia di non poter fregiarsi né del marchio DOCG. E sotto la lente della finanza/NAS ci sono anche le annate successive dal 2004 al 2007.

Ad oggi sono 5 le aziende coinvolte; quattro di queste che esportano in mezzo mondo, hanno migliaia di bottiglie bloccate ed ettari di vitigni sotto sequestro: Antinori, Argiano, Banfi e Frescobaldi (in semplice ordine alfabetico)

Fresca di oggi è anche la news apparsa su TGcom di 600 mila bottiglie 2003 e 10 ettari di vitigni sequestrate a Castello Banfi.

Per chi AMA il vino l’accusa – se confermata - è decisamente grave: aver mischiato al Sangiovese Grosso, fino a quantità pari al 20% del totale, altre uve “internazionali”, quali Merlot, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot.

Perché è stato fatto? Due ipotesi si fanno corpo: 1) il Sangiovese è insufficienti a coprire la domanda del mercato; 2) il mercato, soprattutto quello americano, preferisce un Brunello Doc più morbido. Alla prima non credo, la seconda non la condivido, ci sono sempre il Sant'Antimo DOC e gli IGT per fare vino non in purezza nella zona di Montalcino. Non si può "sfruttare" il marchio per vendite contraffatte... e poi ci lamentiamo dei cinesi.

In queste due settimane, da quando venerdì santo Ziliani scrisse l’articolo Rumors da Montalcino, ho letto innumerevoli botta e risposta su vari blog / forum con scambi di opinioni, a volte anche tendenti al provocatorio fra utenti appassionati di vino, e fra Cernilli (direttore Gambero Rosso) inizialmente molto difensivista e Ziliani, definito incendiario perchè fece appunto emergere insieme a WineSpectator (stano …) la notizia sul sito vinoalvino.org ancor prima di avere informazioni certe sul fatto.

Non ho idea di come si evolveranno le questioni, solitamente in Italia, due sono gli scenari che si prospettano: 1) si risolverà tutto in una bolla di sapone (vedi anche le affermazioni del Ministro) e a causa della stampa che ha sollevato il polverone, l’Italia farà una pessima figura agli occhi del mondo vitivinicolo; 2) verranno applicate sanzioni irrisorie perché anche in questo scandalo i potenti faranno in modo da mettere tutto a tacere e i più furbetti proseguiranno nel loro lavoro.

Vi sarebbe anche la terza ipotesi: scandalo e grosse pene per gli accusati, ma non so quanto sarà perseguito. Sicuramente non c’è da augurarselo perlomeno, perché nonostante io sia sempre perché chi ha sbagliato paghi, comunque questa bufera rischia di provocare seri danni di immagine, e non solo, ad un vino conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Già il Vinitaly ad esempio mi sembra sia partito perlomeno con l’accelleratore tirato…

2 aprile 2008

Ci mancava solo la sua vita al cinema…..

Sembra stia prendendo luce un film sulla vita di Robert Parker, sulla vita di uno dei più celebrati, ma non certo sempre apprezzato, critico mondiale del mondo del vino.

Dico “non certo apprezzato” per lo meno perché i giudizi che lui e il suo staff rilasciano sulla sua rivista Wine Spectator non sono sempre condivisi e animano spesso discussioni accese.

Si parla ora di un film sulla sua vita con il nome ancora temporaneo di “il Primo Impero”, di come un semplice ragazzo di una piccola città di provincia sia arrivato a “dominare” il mondo, o comunque a far temere al mondo del vino in attesa dei suoi giudizi, così tanto, aggiungo io, da stravolgere a volte l’operato di alcuni produttori pur di allineare il proprio prodotto al suo gusto.

La parte non è ancora stata assegnata ma si fa il nome di Javier Bardem, fresco vincitore d’Oscar con il film dei fratelli Cohen, e appassionato di vini.

I 50 vini Italiani migliori di sempre per Decanter

La rivista statunitense Decanter - una fra le più rinomate a livello mondiale - uscita in edicola il 5 Marzo, ha stilato l’elenco dei 50 vini italiani più grandi di sempre.
Come c’era da immaginarsi il ruolo da leone lo hanno fatto la Toscana e il Piemonte, aggiudicandosi ben la metà delle posizioni (24 su 50).

La prima posizione se la è aggiudicata un vino ottenuto da una rigorosa scelta di uve nebbiolo di vecchie viti, , vinificato solo in eccezionali annate, in una parola sola eccezionale, il Monfortino Riserva Barolo 2000 di Giacomo Conterno (costo sul mercato attorno ai 280 / 300 €).
A seguire sul podio il Sassicaia della Tenuta San Guido e il Brunello di Montalcino della Tenuta il Greppo.

Ragazzi che podio!!!

Poi in ordine sparso – vado a memoria - altri nomi dei 50 sono stati:

il Barolo Monprivato di Giuseppe Mascarello, il famoso Amarone di Quintarelli, il Barolo Le Rocche del Falletto, il Brunello di Montalcino Case Basse, il Sorì San Lorenzo di Gaja, la Ribolla Gialla di Gravner, Le Pergole Torte di Montevertine ed il Tignanello dei Marchesi Antinori, e definite come sorprese (qui in Italia non le definiremmo tali) il Taurasi Radici di Mastroberardino e il Trebbiano d’Abruzzo di Valentini.

1 aprile 2008

DOC Colli Orientali del Friuli - Livio Felluga (Italia) - Terre Alte 2006

Uve: Sauvignon Blanc (40%), Tocai Friulano (30%), Pinot Bianco (30%)
Titolo Alcolometrico: 14%
(16€)
Giudizio:

Viene considerato fra i più prestigiosi vini bianchi italiani formato dall’assemblaggio di uve Tocai Friulano, Pinot Bianco e Sauvignon con sistema d'allevamento a Guyot. Elegante e ricco, dagli intensi profumi fruttati e floreali.

All’esame visivo si presenta con un colore giallo paglierino intenso. Complesso al naso, esprime aromi intensi, ed eleganti che si aprono con note di mela, pera e pompelmo seguite da aromi fiori bianchi, biancospino, acacia integrati a note speziate e minerali. Al gusto è secco, strutturato, con un attacco fresco e comunque equilibrato dall'alcol con un ottima corrispondenza con il naso; Il finale è molto persistente, con sentori floreali, di pesca, e speziati.

Abbinamento: Pesce arrosto, Paste ripiene, Pesce stufato, Zuppe di pesce e funghi, Carne bianca arrosto

http://www.liviofelluga.it/azienda.html

D.O.C. bianco A.A. - Hofstätter - A.A. Gewurztraminer Kolbenhof 2006

Uve: 100% Traminer Aromatico (Gewürztraminer)
Titolo alcolometrico: 14%
- (25€)
Giudizio:


Si può puntate con sicurezza sul Kolbenhof della cantina J. Hofstatter di Termeno (BZ), uno dei grandi crus del Gewürz traminer altoatesino. Prodotto da una vigna che è all'unanimità considerata come una delle più vocate vigne altoatesine per il suo particolare microclima, la sua esposizione ideale e l'età avanzata dei suoi ceppi.
Nel bicchiere appare cristallino di particolare lucentezza, di un intenso giallo paglierino carico, quasi dorato, con riflessi verdognoli.
Il bouquet degli aromi è molto variegato, principalmente fruttato con sentori di pesche ed albicocche, banana, e note tropicali di papaia, mango e frutto della passione, che dopo opportuna ossigenazione si intrecciano alle note speziate derivanti dal parziale affinamento in grandi botti di rovere.
In bocca si presenta con un'eccellente corrispondenza al naso e un magnifico equilibrio.

L'alcol, presente in buona quantità è perfettamente bilanciato dall'acidità e dei suoi 14° alcolici non ci se ne accorge. Il finale è praticamente infinito.
Abbinamento gastronomico: trova l’abbinamento più degno nei crostacei.
HOFSTATTER - Vigneti Cantina Vini J.Hofstatter