22 marzo 2009

Capitel Croce 2006 - ANSELMI

Discipl.: IGT bianco
Vitigno: 100% Garganega
Titolo Alcol.: 13%
Costo: 15€
Giudizio:

Ieri a casa per accompagnare un risotto agli scampi ho aperto uno dei bianchi che apprezzo e molto.

Un bellissimo capitello a forma di croce che si trova in cima al Monte Zoppega, una delle più belle colline della zona storica del Soave, ha ispirato Anselmi per il nome di questo ottimo Garganega: "Capitel Croce".

Il vigneto a cordone speronato, di 5 ha, è sito su di un terreno calcareo.
La vendemmia viene fatta manualmente in due diversi periodi per ottenere un diverso grado di maturazione delle uve. In seguito alle fasi della vinificazione viene posto per 8 mesi in barriques di Allier di secondo passaggio, completando quindi l'affinamento per altri 9 mesi in bottiglia.

Un bellissimo giallo oro cristallino, al naso ha profumi intensi, evoluti di pompelmo, mela e cedro, accompagnati da note di fiori, note minerali e vaniglia, e da piccole note di erbe aromatiche. Al gusto è caldo e morbido, bilanciato perfettamente da notevole freschezza e sapidità.

Servendolo a 12°C, lo abbini ottimamente a preparazioni di verdure, a secondi di pesce o a carni bianche.

19 marzo 2009

Piasa Rischei 1997 - Forteto della Luja

Discipl.: Loazzolo DOC
Vitigno: Moscato bianco
Titolo Alcol.: 11,0%
Costo: 25€
Giudizio:

Dopo un paio di giorni di lavoro passati in Piemonte, tornato a casa a Roma ho de-gustato un ottimo passito acquistato qualche tempo fa su consiglio di Jacopo Cossater su Enoiche Illusioni.

Incredibilmente l’enoteca Giansanti peraltro aveva un ’97 e per provarlo ho comprato quell’annato piuttosto che l’ultima prodotta dall’azienda vinicola Forteto della Luja che si trova fra i comuni di Canelli e Loazzolo nella zona vitivicola dell’Asti.

Di proprietà di Giancarlo Scaglione, sono secoli che la famiglia si dedica alla produzione dei vini ma è stato poco più di 20 anni fa che, nel 1985, su suggerimento di Giacomo Bologna, cominciarono la produzione del Moscato passito.

Il vitigno di Moscato bianco è allevato a Gujot con oltre 8000 viti per ettaro su terreno calcareo-marnoso ad oltre 450 slm. La sua vendemmia avviene in un paio di mesi, da fine settembre a novembre, periodo durante il quale vengono raccolti successivamente i grappoli dove gli acini sono stati infavati dalla botrytis. Dopo la spremitura soffice la fermentazione delle uve avviene in piccole botti di rovere per due anni circa.

Di colore giallo carico, con riflessi ambra, i suoi profumi sono intensissimi e molto complessi. Albicocca, miele, frutta sottospirito, con note speziate decise. Al gusto ha una bella ampiezza di sapori, un grado zuccherino notevole ma equilibrato perfettamente, con bei ricordi di cioccolata.

E’ da servire a 10°/12° abbinandolo a formaggi stagionati o da gustare in meditazione.

14 marzo 2009

Collio Bianco Vigne 2007 – Zuani

Discipl.: DOC Bianco
Vitigno: Friulano, Chardonnay, Sauvignon, Pinot grigio (25% ciascuno)
Titolo Alcol.: 13%
Costo: 15€
Giudizio:

Oggi a pranzo, per accompagnare una tartare di scampi un gamberone crudo ed un carpaccio di spigola, ho aperto un vino che assaggiai circa un paio di mesi fa nella degustazione “SuperWhites”, relativa ai bianchi del Friuli organizzata c/o Gambero Rosso a Roma.

Uno di quelli che durante la serata mi colpi maggiormente fu proprio questo, il Zuani Vigne Collio Bianco, e per questo l’avevo acquistato e tenuto in frigorifero da abbinare prima o poi ad ad un pranzo meritevole.

Prodotto nella zona del Collio, per essere precisi, nel comune di San Floriano del Collio, è a base sia di vitigni autoctoni, come il Friulano, che di vitigni internazionali come Chardonnay, Sauvignon, Pinot grigio e le loro quantità sono equamente suddivise nel 25% ciascuno.

Di bel giallo paglierino con note d’oro, ha un notevole profumo di fiori bianchi e note fruttate, di pesca e mango, ma soprattutto sono le note minerali lunghe ad avere il ruolo principale. In bocca è caldo con ottima acidità e sapidità a garantire un eccellente freschezza. Veramente eccellente a mio avviso.

13 marzo 2009

Terre Brune 1994 – Cantina Santadi

Discipl.: Carignano del Sulcis Superiore DOC
Vitigno: Carignano 95%, bovaleddu 5%
Titolo Alcol.:13%
Costo: 55€ (ad oggi)

Per la solita cena assieme ai colleghi di corso AIS questa settimana ho tirato fuori dalla mia personale cantina, e aperto con grande emozione, questo grande rosso di Giacomo Tachis, il quale nel 1970, cominciata la sua consulenza per Santadi, puntò su un vitigno difficile e sconosciuto con incredibile determinazione ottenendo al mondo grandi risultati.

Ero incerto di come la bottiglia si fosse conservata visti i suoi anni (il ’94 - Vino da Tavola in quegli anni - è uscito nel ‘99), e ho scelto di aprirlo 3 ore prima in attesa di degustarlo assieme ai colleghi di corso (quasi alla fine… ). Dopo aver accennato della produzione entreremo nel mio giudizio alla degustazione.

Santadi è una cantina fondata nel 1960 che ad oggi conta all’incirca circa 300 soci conferenti. In generale, i loro vigneti nella zona del Sulcis meridionale, che ammontano a circa 500 ettari, sono impiantati ad altitudini che vanno dai 200m ai 500m slm nei comuni di Santadi, Villaperuccio, Nuxis, Giba, Piscinas, Masainas, Sant'Anna Arresi, Perdaxius e Tratalias.

Il Terre Brune è ottenuto da antichi vigneti di Carignano (95%; uva di origine spagnola, importata dagli Aragona più di un secolo fa e perfettamente acclimatata in quest'isola) con modestissime presenze di Bovaleddu (5%).

Sono viti allevate ad alberello, per proteggerle dal vento caldo, coltivate su di un leggero pendio che scende dolcemente fino al litorale marino, dietro il promontorio di Porto Pino. La loro posizione, la protezione dei pini mediterranei e la brezza marina aiutano a mitigare la temperatura quando durante il periodo estivo il clima potrebbe arrivare a temperature torride.

Queste viti inoltre, prodotte nelle migliori zone argillose e sabbiose del basso Sulcis, grazie alle meravigliose sabbie del territorio sono ancora oggi coltivate su piede franco, riuscendo così a raccogliere un'uva straordinaria con caratteri organolettici eccezionali. La sua produzione per ceppo è inoltre veramente modesta, non viene infatti superato all’incirca il kg e mezzo per ceppo, dando origine a dei mosti dall’incredibile ricchezza.

Le uve vengono raccolte manualmente, quando sono mature, in via differenziata, dando origine ad una raccolta che si protrae da metà settembre a metà ottobre. Sono quindi vinificate in tini inox termocondizionati dove, svolgono la fermentazione alcolica e macerazione intorno a 25-28°C, con rimontaggi e arieggiamenti frequenti per circa 15 giorni. In seguito avviene la fermentazione malolattica, precoce, perché il vino passa già in barriques dai primi di dicembre, dove matura per un invecchiamento che dura dai 16 ai 18 mesi, al termine dei quali, senza essere filtrato, passa in bottiglia per un affinamento di almeno 12 mesi ad una temperatura intorno ai 14°C.

Eccoci alla degustazione:
Il colore è nettamente di un rubino cupo tendente al granato. Poco trasparente e con una consistenza decisamente piena. Al naso è pulito e il bouquet molto ricco, con una grande complessità olfattiva che rivela personalità con aromi molto intensi. Richiama la prugna cotta, confetture e frutta secca. Note aromatiche di vaniglia, note mentolate e di eucaliptus, di humus e cioccolato, con un finale speziato, e di liquirizia.

In bocca è elegante. Pieno e potente, è di grandissima struttura, con un perfetto equilibrio e una buona freschezza. Il tannino è abbondante ma perfettamente equilibrato da una grande morbidezza. Ha un finale persistente con ricordi di prugna rossa. Ha perfettamente oggi raggiunto la sua piena maturità dimostrando un eccellente armonia.

Per quanto riguarda l'abbinamento è consigliabile abbinarlo a preparazioni corpose e saporite a base di carne, cacciagione e selvaggina, impreziositi da aromi e spezie, come ad esempio i ravioli di cinghiale o l’anatra stufata. Accompagna perfettamente anche gli ottimi formaggi sardi stagionati e saporiti.

E’ un vino adatto alla conservazione che si esalta con l'invecchiamento e si esprime in modo eccezionale anche dopo diversi anni.

10 marzo 2009

I Sodi S. Niccolò 2001 - Castellare di Castellina

Discipl.: IGT Toscana
Vitigno: Sangioveto (85%-90%) e Malvasia Nera

Titolo Alcol.:13,5%
Costo: 50€
Giudizio::

Castellare di Castellina è a Castellina in Chianti, nel cuore del Chianti Classico. L'ho visitata durante i mie giorni trascorsi in Toscana a Novembre.

Dei circa 80 ha di proprietà, il vigneto è di 33 ettari, con una resa molto bassa, situato su di un anfiteatro naturale esposto a sud-est, con un suolo misto di marne calcaree e galestro.
La produzione totale dell’azienda è di circa 250.000 bottiglie di vino all'anno e I Sodi di San Niccolò è il vino bandiera dell’azienda di Paolo Panerai, celebre editore milanese che in epoca non sospette innamorandosi del Chianti fondò Castellare.
I Sodi di S. Niccolo fu prodotto per la prima volta nel 1979.

Le vigne de I Sodi sono a Guyot e sono situate ad un altitudine media di 370 m slm ed hanno un'età media che va dai 25 ai 30 anni. Raccolte le uve, dopo la fermentazione nelle vasche di acciaio ad una temperatura controllata per 18/25 giorni, trascorrono circa 24 mesi di barriques di vari legni (Allier, Troncais, Nevers, Limousin e Vosges) e almeno altri 12 mesi di affinamento in bottiglia.

Vi ho allegato alcune delle mie foto scattate nella affascinante cantina colma di botti per la produzione dell’anno, di bottiglie del passato e di vecchi fiaschi!

La settimana scorsa ho aperto un I Sodi 2001 che tenevo in cantina. La fantastica annata 2001 è di un colore granato profondo. Un naso elegante, ampio e intensissimo con note floreali di viola mammola, di frutta rossa molto matura, che si fondono con spezie, pepe nero, rabarbaro, rosmarino, mandorla tostata e note balsamiche. Una bocca gustosa, con una perfetta eleganza e una struttura tannica eccellente. Sapido e fresco e con una notevole persistenza.
E’ un vino ideale per abbinarlo ai crostini alla toscana, alla cacciagione, ai formaggi stagionati , alle carni rosse, sia in umido che stufate.

NOTA: caratteristica tipica dei vini prodotti da Castellare sono le etichette che ogni anno rappresentano un uccello diverso, scelto fra quelli in via di estinzione.

Petit Arvine 2006 - Les Crêtes

Discipl.: Valle d’Aosta DOC
Vitigno: Petite Arvine 100%
Titolo Alcol.:13%
Costo: 12€/15€
Giudizio:

Il vitigno autoctono della Val d’Aosta è chiamato Petit Arvine per i piccoli acini che compongono il suo grappolo, ed è decisamente fra i bianchi italiani più interessanti. Il sistema è a Guyot con 700 piedi per ettaro e viene coltivato su di un terreno morenico,sabbioso con un esposizione a Nord-Ovest.

Di un giallo paglierino intenso con riflessi dorati, è bellissimo quanto sia cristallino. Al naso immediati profumi floreali accompagnati da note di agrumi, minerali (decise) e di erbe. In bocca è fine, elegante e ben bilanciato con un eccellente sapidità. E’ fresco e con una buona persistenza.

Lo abbino idealmente a piatti vista la spiccata sapidità a piatti con una decisa tendenza dolce, ricordandomi che la sua temperatura giusta di servizio è 8/10 °C

9 marzo 2009

Latour a Civitella 2005 – Sergio Mottura

Classificazione : Grechetto di Civitella d'Agliano I.G.T.
Uvaggio : Grechetto 100%
Titolo alcol.: 14%
Voto:

Ad un anno dalla visita all’azienda vinicola Sergio Mottura, fatta nell’aprile dello scorso anno, ieri ho aperto il Latour Civitella 2005 che avevo tenuto un po’ in cantina (quest’anno sulle guide dei vini e nelle enoteche è presente l’annata 2006).

E’ uno dei due vini dell'azienda più rappresentativi. Aggiungerei il Muffo.

Il suo nome è un omaggio a Louis-Fabrice Latour, un commerciante di vini della Borgogna, E’ un grechetto in purezza, con l'assemblaggio delle migliori uve dei cinque vigneti di grechetto di proprietà, fra i quali il clone "Poggio della Costa" fornisce l'apporto maggiore. In carati di rovere per 9 mesi posti nelle antiche grotte di tufo dell'azienda a cui segue l’affinamento in bottiglia di ulteriori 6 mesi prima di uscire sul mercato.

Di un bel giallo dorato, brillante. Al naso si è presentato con aromi intensi, che si sono aperti con note di pompelmo, melone bianco, pera e ricordi di agrumi avvolti da note di vaniglia, nocciola, biancospino, e burro fuso (la barrique è equilibrata con eccellente qualità).
In bocca è molto piacevole, con sapori intensi che hanno piena corrispondenza con il naso. Ha una buona freschezza ed è ben equilibrato dall'alcol e con un buon corpo. Il suo finale è decisamente persistente.
Sicuramente l’averlo tenuto un anno ulteriore in cantina, in seguito all’uscita sul mercato, ha giovato ulteriormente a questo vino, ottimo comunque da subito, in grado comunque di migliorare ancora anche con un lungo invecchiamento.

Ideale abbinarlo a piatti sapidi e con gusti decisi. Ad esempio: la zuppa di cipolle, la minestra di farro e ceci, il baccalà alla livornese, le pappardelle al cinghiale. Ieri noi abbiamo accompagnato un riso ai totani.

3 marzo 2009

Montepulciano d'Abruzzo Tonì 2002 - Cataldi Madonna

Vitigni: Montepulciano d'Abruzzo
Titolo alcol: 14,5%
Voto:
L'Azienda vinicola Cataldi Madonna, con i suoi 27 ettari vitati, si trova in località Piano - Ofena, piccolo comune di 600 abitanti in provincia dell'Aquila, ed il suo proprietario è il professore universitario Luigi Cataldi Madonna, un vignaiolo molto rigoroso che non lascia nulla al caso. Anche infatti in un'annata un po’ complicata come la 2002, ha prodotto un ottimo Tonì '02. Tonì è prodotto con uve provenienti dal vigneto Cona e matura in botte.


Bevuto oggi, dopo 3 anni di affinamento in cantina, risulta dal colore rosso rubino molto scuro, impenetrabile, veramente poco trasparente. Va lasciato respirare, e dopo qualche minuto, ecco che comincia ad esprime aromi intensi, ed eleganti di amarena molto matura, di prugna, di frutti rossi e neri di bosco come mirtillo, mora. Accenna poi la violetta e ha note di vaniglia, del cuoio e di erbe officinali. In bocca ha una notevole energia, è grasso e caldo, con una buona corrispondenza al naso. I suoi tannini sono ben eleganti e non aggressivi, è ben equilibrato dall'alcol e ha una grande struttura ed una lunga persistenza finale.


Deve essere servito a 18° in calici ampi e come abbinamento ideali ovviamente cibi con orginine abruzzese, ma in generale pappardelle al sugo di capriolo, selvaggina, brasati, carne arrosto, e formaggi stagionati.

Questo vino l’ho degustato presso un ottimo ristorante abruzzese,
L'angolo d'Abruzzo, che si trova a Carsoli una cittadina abruzzese a pochi km di distanza dal confine con il Lazio, in pieno Appennino. La cena è stata eccellente e anche dalle recensioni lette in giro confermo sia uno dei ristoranti piu' interessanti del Centro Italia anche grazie alla particolare attenzione per i prodotti del territorio, il che rende i pastori Abruzzesi protagonisti di ogni piatto: dagli insaccati ai formaggi, dalle carni ai dolci. Ha inoltre una cantina sconfinata, visitabile peraltro – cosa che ovviamente ho avuto il piacere di fare con il titolare, scambiando due chiacchiere - ma basta leggere la carta dei vini per averne già un idea.