28 novembre 2012

Trebbiano Valentini: la verticale

Serata memorabile quella trascorsa ieri all’Hilton per la seconda lezione al corso Terroir di Armando Castagno all’AIS sul Trebbiano d’Abruzzo.

L’Abruzzo, dal punto di vista ampelografico, è una regione indistinta.

E c’è anche una gran confusione a livello legislativo per il disciplinare sulla DOC.

L’ultimo aggiornamento del disciplinare scritto nel 1972 (prima la DOC era DOS, denominazione origine semplice) è del febbraio 2010 e riporta che i vini a DOC  Trebbiano d’Abruzzo, devono essere ottenuti dalle uve provenienti dai vitigni Trebbiano abruzzese (Bombino bianco) e/o Trebbiano toscano almeno all'85%. Con il saldo di altri vitigni a bacca bianca – non aromatici - prodotti nell'intero territorio della regione.

Le uve devono essere ottenute da vigneti in zone collinari, la cui altitudine non sia superiore ai 500m slm o eccezionalmente ai  600m se le vigne sono esposte a sud.

Purtroppo l’88% della DOC è fatta con il trebbiano toscano, di relativa, se non bassa qualità, e solo il 12% residuo viene prodotto con il bombino bianco.
La pianta con foglia pentalobata di media grandezza e un grappolo medio-grande, conico o cilindrico, ha  acini medio grandi, rotondi, con una buccia spessa e consistente dal colore giallo-verdognolo e le sue tipiche macchie marroni. 


 2008 / 2007 / 2001 / 2000 / 1999 / 1989 / 1983 / 1981 / 1978


E’ una pianta robustissima che combatte bene sia il clima che le malattie, ad esclusione però della peronospora che soffre notevolmente.
Questo è uno dei motivi per cui i vitigni sono principalmente a pergola abbruzzese che con le uve a 2 metri da terra e coperte dal fogliame permettono di proteggerle i grappoli dal sole ed hanno una notevole areazione per evitare la malattia.

Il territorio è di “modesto valore geologico”, e questo non gioca a favore della finezza del trebbiano ma ne esalta la sua fisicità. La sua parola d’ordine è potenza; non la complessità che associamo invece ad altri bianchi italiani come il fiano e il verdicchio.

L’alcol minimo e 11°. Peccato però che il disciplinare permetta anche di aggiungere MDR per far aumentare il grado alcolico minimo delle uve del 10°.

Dopo il ripasso e gli approfondimenti sul disciplinare siamo passati alla “pratica” con la verticale di uno dei vini bianchi italiani più amati e allo stesso tempo più discussi, il Trebbiano di Valentini.

 Dati salienti dell'Azienda (non riseco a girarla ... buona lettura :-)

Il vino che con grande maestria Francesco Paolo Valentini produce in 65 dei 200 ettari di proprietà a Loreto Aprutino.
Come lo produce? Non bio, non naturale, ma in modo "artigianale" cercando quando possibile di non intervenire. 

Dati analitici medi (non riseco a girarla ... buona lettura :-)
2008: annata negativa a causa di gravi squilibri climatici. Grande umidità con piogge lunghissime e 7 grandinate che hanno determinato la perdita del  40% della raccolta. Giovanissimo, complesso ma difficile da descrivere. Metallico al naso, con note di patata cruda, sale e buccia di mela. In bocca una bell’acidità, lungo e con finale di menta. Pulitissimo e già con bell’equilibrio.

2007: Annata caldissima e molto siccitosa con vendemmia agostana. Uscito sul mercato sia dopo la 2008 che la 2009, rispetto al solito ha un altissimo grado alcolico di 12,82° e un ph bassissimo a 3.00. Naso fantastico. Polvere da sparo, funghi, pompelmo, mimosa e camomilla. Grande acidità. Minimale e inscalfibile. Un vino eccezionale che durerà  100 anni. Forse il migliore di sempre. Perlomeno fra le bottiglie di Francesco Paolo Valentini. E’ stato decretato il "Best italian wine" del 2012 da un gruppo di degustatori.
2001 (lotto 4.01): Più complesso. Naso straordinario, d’incredibile finezza.  Caffè verde, note salmastre, affumicate e tostate, spruzzi di foglie bagnate, miele e iodio. Bocca di grande ampiezza con una grande acidità equilibrata da bella morbidezza e ritorni di frutta esotica. Grande personalità. Prese l’Oscar del miglior vino bianco in Italia dall’Ais alla pari con il Breg ‘99 di Gravner. 


2000: Piccola annata, mediamente piovoso e con poca luce. Definito da Francesco Valentini il Sig. Rossi, quanto di più anodino possibile ( [a-nò-di-no, ] Agg. Privo di un carattere, di efficacia, sottotraccia ). Aggettivo assolutamente sminuente IMHO. Ricorda un riesling renano. Pompelmo, erba, noce moscata, buccia di limone, timo e sale. Metallico e mentolato. Straordinario, con grande bocca. Bella lunghezza e sorprendente freschezza.



1999: Annata fra le più piovose in zona. Vendemmia programmata e rimandata di continuo e con perenne minacce di peronospera. Vendemmiato con tasso malico altissimo. Ancora verdolino, il naso è molto particolare, ha note di aloe, liquirizia, anice, e mela verde. In bocca un po’ diluito. Molto diverso dagli altri.

1989: Annata fredda e buia. Note di mandorla, miele, torroncino, agrumi e marzapane. Bocca strana, non armonico. Questo è  un “vino fantasma". 
La bottiglia non è in commercio visto anche il grado alcolico di 10.1°, inferiore alla gradazione prevista dal disciplinate. E' stata bevuta grazie alla bottiglia presa direttamente dalla cantina di Francesco Valentini.


1983: Grande annata. Uva perfetta al momento della vendemmia. Alcol 12,82°. In bocca lo definiresti “appena pronto”. Note di crosta di pane, caffè, paprika, miele grezzo, pere e mele. Alla cieca avresti detto uno champagne. Finezza incredibile, grande finale. Una delle bottiglie più grandi mai bevute. Un bianco perfetto.

1981: Annata stra-classica. Calda e umida con uve sane e tardive. Subito note di caramello, frutta candita, funghi, olive e note tostate. Senza alcuna nota evolutiva è caldo in bocca e ancora con grande freschezza.

1978: Acidità incredibile. Naso fantastico, quasi alla pari dell’annata memorabile ’77 bevuta in un altra verticale fatta nel febbraio 2011.
Gesso, camomilla, note salmastre, e albicocca. Bella beva con ritorni mentolati. Lunghissimo ed ben equilibrato. 
Riepilogando queste le annate bevute: 
2008 / 2007 / 2001 / 2000 / 1999 / 1989 / 1983 / 1981 / 1978

Nel mio podio metterei 1983, 2007 e 2001 in ordine di preferenza.
Leggendo i post su FB degli altri partecipanti, fra le migliori anche la 1978 e 1981.

Mi sento un "ragazzo" davvero fortunato che ha avuto la fortuna di bere quasi tutte le annate del Trebbiano di Valentini dagli anni '70 ad oggi. 
Oltre a quelle di ieri le altre a Le Ragnaie nel febbraio 2011 con l'Enoclub Siena (annate 2003, 2002, 2002, 2001, 1996, 1992, 1991, 1990, 1985, 1984, 1977) o pochi mesi fa con il gruppo TDC e raccontata su Intravino (annate 2004, 2002, 1999, 1998, 1997, 1996, 1995, 1994)


Tirando le somme il Trebbiano di Valentini è un vino da aspettare ... 10 anni... più o meno. 
E’ vivo.
E non solo in botte. 
Continua ad esserlo nella bottiglia dove parte la malolattica e prosegue la fermentazione nel tempo. 
Le annate giovani anche per questo motivo sono da scaraffare.


E' vero che io ne ho bevuta una per annata, o poco più per le più recenti, ma in tutte e tre le serate non ho sentito le "puzze" che ho letto spesso criticate con toni forti in alcuni thread nei vari forum. 

Sono stato fortunato? Non credo ... ma io ho bevuto solo grandi Trebbiano! 

A volte le critiche sono eccessive, o peggio ancora strumentali, senza considerare quanto sia necessario dare il tempo a questo vino di equilibrarsi dopo gli anni trascorsi in orizzontale in cantina. 
Questo anche considerando i cattivi odori dati dalle proteine cha ha e che andrebbero al fondo bottiglia, visto il peso, tenendo la bottiglia due o tre giorni in verticale prima di aprirla, evitando così di sentire queste puzzette nei bicchieri.

Per concludere direi: scordatevelo in cantina, apritelo un bel po' prima di berlo e godetevelo!

23 novembre 2012

Stasera berrò ...

Aggiornamento: Ieri sera ho bevuto

... questi Borgogna:

Bonnes Mares 2002 - Roumier 


Bonnes Mares 2002 - Dujac

Stesso cru e annata per vedere le differenze di stile.

Gevrey Chambertin 1er cru Clos St. Jacques 2006 - Rousseau


Gevrey Chambertin 1er cru Clos St. Jacques 2006 - Fourrier
Stesso cru e annata per vedere le differenze di stile.

Clos de Tart 2002 - Mommessen

Clos de la Roche 2002  - H. Lignier


Due grand cru di Morey St. Denis così diversi, due stili ugualmente diversi.

E in più una bottiglia alla cieca di zona " ignota" per un confronto con quelle di prima.

Non sono umoralmente al massimo ma sperò che la serata mi tiri un po' su di morale...

20 novembre 2012

Pergole Torte: LA verticale!


Splendida serata quella trascorsa ieri alla Gatta Mangiona con il Circolo TDC per la verticale Pergole Torte visceralmente emozionante.

Peccato che per impegni dell'ultim'ora Martino Manetti non ci ha potuto raggiungere per godersi assieme a noi le sue grandi bottiglie.

Annate: 1982, 1986, 1988, 1990 Ris., 1996, 1999, 2001, 2004 



1982: Frutta sciroppata, alloro e piccole note metalliche. Naso raffinato, perde un po' in bocca. Mio voto: 89

1986: Aromi animali, sottobosco, poi note esotiche, prugne, cuoio e terra. Caramello, menta e spezie. Grande bocca, croccante con ritorni di frutta maturaSensuale e fascinoso. Mio voto: 94



1988: Piccole node ossidative. Si apre al passare delle ore. Goudron, sottobosco, frutta bagnata, the nero, olio d'oliva, foglia bagnata e curry.   Tannico all’inizio con finale leggermente amarognolo. Da aspettare perlomeno 2 ore. Mio voto: 88

1990 Ris.Riservato e austero. Scuro di colore. E’ ancora giovanissimo. Si apre piano nel bicchiere con fragoline di bosco, amarena, humus, funghi e fiori secchi, canfora, cannella, tartufo bianco, catrame, mentolo e cedroGrandioso in bocca.
Al palato è ricco con bella sapidità e incredibile freschezza. Grande profondità. Per me il migliore di quelli mai bevuti, forse il migliore di quelli mai fatti. Mio voto: 96
(Questa fu un annata leggendaria. Dopo la raccolta, Sergio Manetti trovò la botte con le ultime uve portate in cantina diversa dalle altre. Alla fine fu l’unica ad esser imbottigliata come come Pergole Torta Riserva e ne furono prodotte  solo 750 bottiglie e 500 magnum da una sola vasca selezionata per la sua straordinaria qualità. Unico caso perché non si può scrivere “Riserva” su di un Vino da Tavola.) 
1996Un granato ben concentrato e incredibile limpidezza. Prugna cotta, frutti di bosco maturi, pepe, note agrumate, origano, spruzzi balsamici e liquiriziaTannini raffinati, con bella morbidezza e grande eleganza. Visto l’anno è sorprendente la sua energia. Mio voto: 92

1999: Sorprendente. Bel granato intenso. Naso elegante con note salmastre, animali, di rosmarino e china, catrame, tabacco e incenso. Grande succosità, ottima acidità, grande equilibrio e bella polpa con ritorni mentolati.  Frutto di una delle migliori vendemmie di sempre. Mio voto: 93



2001: Impressionante. Ricchezza del frutto favolosa. Già godibile ma durerà tanto. Bouquet chiuso all'inizio, si apre meravigliosamente piano piano con toni di ciliegie, cedro, carni affumicate, pomodoro arrosto e note terrose. Molto equilibrato. Carnoso in bocca, denso, con  tannini setosi e una bell’acidità. Sofisticato. Mio voto: 91

2004: Giovanissimo. Purezza mozzafiato. Sangiovese elegante  che ha solo bisogno di più tempo per migliorarsi. Cosa che fa già nel bicchiere, aprendo con eleganti di rosa, di ciliegie fresche ed erbe officinali. Piano piano poi escono note salmastre, di tabacco e terra. Caldo e con ritorni sapidi in bocca. Lunghissimo. Mio voto: 93



Il mio podio:
1) 1990 Ris.
2) 1986
3) 1999 e 2004 a pari merito

Questa la media voto del circolo TDC:


1986: 93,9
1990: 93,8
1996: 92,0
1999: 91,6
2004: 91,1
1982: 90,6
2001: 89,9
1988: 88,9


Classifica relativa visto che tutti quelli bevuti erano F A N T A S T I C I !

Altre foto della serata le trovate qui



12 novembre 2012

Verdicchio 2006: l'orizzontale

Piacevolissima la serata di venerdì scorso, trascorsa fra amici / appassionati di vino da Inopia, per l'orizzontale Verdicchio 2006 organizzata nel gruppo EnoRoma di Facebook.

Non c'è stato un vincitore unanime. 
Diversi dei vini bevuti sono piaciuti e molto, a tutti.

Abbiamo aperto con due bottiglie fuori gara.
Il Brut Metodo Cl. ris. Ubaldo Rosi '06 - Colonnara, davvero una bella bollicina,
e il VdJ San Michele di Bonci... ormai andato. R.I.P.



1° batteria:
A1) VdJ Santa Maria d'Arco '06 - Ceci  
Piacevolissima sorpresa. Gran bella beva. Ha sorpreso un po' tutti. Vero Crail?
A2) VdM Collestefano '06 Collestefano
Sempre costantemente un gran bel verdicchio di matelica.

2° batteria:
B1) VdJ Pietrone ris. '06 - Bonci
Meno grado alcolico di quanto mi aspettavo. Meglio così IMHO :-) Bel VdJ ma perde nettamente a confronto con i successivi due.
B2) VdJ Podium '06  - Garofoli
Si è aperto piano piano, faticava ad uscire. All'inizio non sembrava il solito "grande" verdicchio. Poi invece ha preso il largo. Non alla pari del '97 ma durerà eccome anche lui. 
B3) VdM Mirum ris. '06 - Fatt. La Monacesca
Versione G R A N D I O S A. Per molti il preferito.
B4) VdJ Misco ris. '06 - Tavignano
Non mi ha esaltato. Gli avrei dato un 86 ma non i 3 bicchieri che prese dalla guida GR 2010

3° batteria:
C1) VdJ Giuncare ris. '06 - Monteschiavo
C2) VdJ Serra Fiorese '06 - Garofoli
Troppo evoluto. Solitamente un grande verdicchio che fa legno, questa volta aveva superato il tempo massimo in cui aprirlo.
C3) VdJ Villa Bucci ris. '06 - Bucci
"Boccia sfigata". Da capire se fallata o da attendere. Attendere tanto eventualmente ma io non credo potrà migliorare.
C4) VdJ Gioacchino ris. '06 - Garofoli
Un campione! Per me il miglior verdicchio degli ultimi anni. E il vincitore della serata.

Si è chiusa la serata con il VdJ Passito Brumato di Garofoli. 

Il mio podio è stato: 
1) Gioacchino
2) Mirium
3) Podium
con 4° ad un incollatura visibile solo con fermo immagine e lente di ingrandimento il Collestefano.

Qualcuno dei partecipanti avrebbe invertito la mia medaglia di bronzo con quella di legno, preferendo leggermente il Collestefano al Podium.

Un grazie ad Andrea Dolciotti per l'ottimo menù dell'Inopia con un eccellente zuppa di fagioli con polpo piastrato e alloro, una bella carbonara e un gustosissimo filetto di maiale alle erbe. 
Chiudendo poi con il soffice di zucca con mousse di caffè e caviale di limone.

Un grande grazie ad Alexer3b per le bottiglie provenienti dalla sua cantina

7 novembre 2012

Vignaioli di Langa e Piemonte


Ecco il Comunicato Stampa relativo all'evento Vignaioli di Langa e Piemonte, che si terrà sabato 17 e domenica 18 novembre all'Hotel Victoria di Roma.

Le Langhe e il Piemonte a Roma

Dopo nemmeno due mesi dall’ultimo evento organizzato, Vignaioli dell’Etna,  Tiziana Gallo presenta al pubblico romano la terza edizione di una manifestazione ormai nota e molto attesa, Vignaioli di Langa. 

Quest’anno però, con una novità: oltre ai produttori del territorio piemontese più conosciuto al mondo per la produzione vitivinicola, il  17 e il 18 novembre saranno presenti anche molte aziende provenienti dal resto della regione, in modo da completare un panorama affascinante e non a tutti familiare. 

Vignaioli di Langa e Piemonte è il nome di questa nuova edizione, perché la Langa non è che il cuore pulsante di un territorio geneticamente vocato a produrre vini straordinari. 


Sarà un’opportunità unica, per il consumatore e per gli operatori del settore, di conoscere l’uva Nebbiolo nelle sue diverse declinazioni:
partendo dai due grandi pilastri dell’enologia italiana, il Barolo e il Barbaresco,  si potrà  scoprire un panorama arricchito da vini come il Gattinara del vercellese, il Roero delle assolate colline rivolte al  Tanaro e il  prestigioso  Lessona  dell’alto Piemonte che, assieme al Boca, racconta di una viticoltura estrema e coraggiosa. 

Ma sarà anche l’occasione per addentrarsi fra i vitigni autoctoni più e meno noti, ad iniziare dal brillante Erbaluce, per scendere verso l’astigiano con Barbera e Moscato, fino ad assaporare realtà uniche come  l’antico Timorasso, in modo da  cogliere le differenti sfaccettature e  le incredibili  potenzialità 
ampelografiche dell’intero Piemonte.

Ci saranno ben trentatré produttori a rappresentare una delle realtà più ricche e variegate del sistema enologico italiano e lo faranno proponendo sui banchi d’assaggio le particolari interpretazioni dei vitigni che caratterizzano i differenti territori della regione. Ad accompagnare la degustazione dei vini, saranno inoltre presenti le specialità gastronomiche di Valsana e del Corriere Marchigiano.

L’appuntamento è nelle eleganti sale dell’Hotel Victoria, in via Campania 41, di fronte a Villa Borghese e a cento metri da Via Veneto, e gli orari previsti sono sabato 17 novembre dalle 14 alle 20 e domenica 18
novembre dalle 12 alle 20.

È la prima volta che a Roma si possono assaggiare, tutti insieme, così tanti vini provenienti dalle Langhe e dalle altre zone del Piemonte ed è un’occasione a cui gli esperti, gli appassionati e i semplici curiosi non 
possono proprio mancare!

Per informazioni:
Tiziana Gallo – 338/8549619
http://www.vignaiolidilanga.com/index.htm

6 novembre 2012

Sangiovesepurosangue: Brunello - 2°giorno

La mia seconda giornata al Sangiovesepurosangue è cominciata con alcuni assaggi che il giorno prima non avevo avuto il tempo di fare.

Incredibilmente "bono" - fra quelli che mi sono più piaciuti - il Phenomena '99 di Sesti.



Alle 15:00 è cominciato il seminario molto atteso su Gambelli tenuto da Carlo Macchi e Davide Bonucci, con la partecipazione e gli interventi di tante persone che hanno avuto il grande piacere di frequentare Giulio "bicchierino" Gambelli. 





Chiara Barioffi - Le Casalte


Martino Manetti - Montevertine

Giuseppe Gorelli - Le Potazzine


Dalla terrazza del Boscolo mentre tramonta il sole.


5 novembre 2012

Sangiovesepurosangue: Brunello! - 1° giorno

Il presidente Davide Bonucci apre le due giornate con la presentazione del programma.

L'intervento di Stefano Cinelli Colombini della Fattoria dei Barbi





Tavoli di gastronomina pronti... 



Primo seminario sul Sangiovese di Montalcino, a cura di Giampaolo Gravina (coordinatore nazionale Guida dei Vini d'Italia-Espresso):

  • Colleoni 2007
  • Tenuta di Sesta 2007
  • Pietrosa 2006
  • Le Ragnaie 2006
  • Le Chiuse 2006
  • Le Potazzine 2005
  • Lisini 2005



Intervengono Riccardo Campinoti di Le Ragnaie

Lisini


Nicolò Magnelli di Le Chiuse

Alle 12:00 il secondo seminario Sangiovese a Montalcino: cosa eravamo e come siamo diventati. 
Ricognizione su 30 anni di Brunello a cura di Maurizio Castelli (Enologo di Col d'Orcia, Corte dei Venti e Le Ragnaie)
BdM '80 Mastrojanni 
BdM '07 Mastrojanni 
BdM Ris. '83 Barbi
BdM '85 Col d'Orcia
BdM '07 Col d'Orcia
BdM '90 Pieri 
BdM '07 Quattroventi






Alle 16:00 il terzo seminario alla cieca condotto da Andrea Ugolotti:
BdM Soldera '05
BdM Cerbaiona 05
BdM Poggio di Sotto '06
BdM Il Marroneto '06
BdM Biondi Santi '07
BdM Paradiso di Manfredi '07

Si è chiuso poi inserata alle 18:30 con il seminario tenuto dal Presidente Davide Bonucci sulle vecchie annate del Sangiovese.

Oggi si prosegue con i banchi d'assaggio e il Seminario sulla figura umana e professionale di Giulio Gambelli, con degustazione dei suoi vini, testimonianze, aneddoti, ricordi.
Molte importanti personalità del mondo del Sangiovese toscano saranno presenti con le loro voci e i loro vini: Carlo Macchi, Martino Manetti, Giuseppe Gorelli, Bruno Bini, Paolo Salvi, etc.

A domani per le foto. 
Molte altre di quelle fatte ieri le trovate qui nell'album su FB.